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	<title>Avere vent&#039;anni nell&#039;era Berlusconi</title>
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	<description>Scrivete e raccontate cosa si prova, nel bene e nel male, ad avere vent’anni nell’era Berlusconi</description>
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		<title>3. Gemma: del malato falansterio</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 16:45:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gemma la incontro per caso, mentre giro di casa in casa a fare le interviste. Ci incrociamo mentre rincasa, ed io citofono a casa sua. &#8220;Quello è il mio campanello, serve qualcosa?&#8221; Io le dico chi sono, le racconto del mio lavoro, della mia ricerca e le chiedo se posso farle qualche domanda su Priolo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=457&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>Gemma la incontro per caso, mentre giro di casa in casa a fare le interviste. Ci incrociamo mentre rincasa, ed io citofono a casa sua.<br />
<em>&#8220;Quello è il mio campanello, serve qualcosa?&#8221;</em><br />
Io le dico chi sono, le racconto del mio lavoro, della mia ricerca e le chiedo se posso farle qualche domanda su Priolo e su come si vive da queste parti.<em><br />
&#8220;Scusa, se vuoi conoscere Priolo perchè non ci facciamo un giro, mica lo puoi conoscere dentro casa mia?&#8221; </em>mi dice Gemma<em>.</em><span class="Apple-style-span" style="font-size:13px;font-weight:normal;"><em><br />
“Già, hai ragione&#8230; perchè no</em>?” Le rispondo.</span></p>
<p>Gemma, ha 25 anni ed è nata a Priolo, ma studia al Dams di Bologna. È qui per le vacanze estive. È sveglia, mi piace. Non so come arriviamo a parlare di un libro di Erri De Luca <em>Non ora, non qui</em>. Ma piace ad entrambi.<br />
<em>&#8220;Questo libro mi ha fatto piangere come una fontanella, è un libro di ricordi ed io penso che nei ricordi noi troviamo le nostre favole, i nostri racconti e le nostre avventure più o meno piacevoli.&#8221;<br />
</em>In effetti, le spiego, è quello che faccio io, raccolgo storie avventure di persone legate a Priolo.</p>
<p><em>&#8220;Allora ti racconto la mia storia, i miei ricordi qui. Hai la macchina?&#8221;<br />
&#8220;Certo, andiamo&#8221;.<br />
&#8220;Sono nata qui, a Priolo. Mio padre, ha una piccola azienda industriale legata all&#8217;indotto dell&#8217;ISAB, produce cuscinetti a sfera, mia madre insegna a Siracusa, storia e filosofia. Ho un fratello, di 29 anni che lavora con mio padre. Ho passato tutta la mia adolescenza a progettare la fuga da questo schifo. Ogni giorno, ogni ora sognavo di lasciare Priolo per sempre.&#8221;</em></p>
<p>Siamo arrivati nel lungo viale industriale, la ex SS114, circondato dalle fabbriche<em>.<br />
&#8220;Io non sono nata a Priolo, io sono nata in una fabbrica! Non c&#8217;è confine fra industria e paese, c&#8217;è solo questo fiume d&#8217;asfalto che separa il metallo dal cemento armato, ma è solo una questione strutturale, di forma, di architettura, ma la sostanza è uguale. Priolo è un falansterio, da una parte della strada si lavora, dall&#8217;altra si dorme, si mangia, si vive. Ma è un falansterio, un unico blocco fisico, sociale e culturale. Qui si vive per la fabbrica. Ma del non ha il valore del mettere in comune, del sacrificarsi per il bene comune. Ognuno qui pensa a se stesso, se non fosse così, dopo tutti i casi di inquinamento e di tumori, non avremmo tutti insieme, smontare pezzo per pezzo &#8216;ste fabbriche? No, invece loro (i priolesi), che fanno? Se ne fottono&#8221;.</em></p>
<p>Abbiamo scavalcato le fabbriche e siamo arrivati davanti al mare. Sembra assurdo, ma qui con sfondo di ciminiere e fumi c&#8217;è gente che fa il bagno, anzi ci sono pure due stabilimenti balneari, con tanto di ombrelloni e pattini. Gemma me li indica schifata<em>: &#8220;ma tu ti rendi conto? Cioè lo sanno tutti che qui l&#8217;acqua è inquinata, che le industrie scaricano a mare i loro veleni, e loro che fanno&#8230; niente, anzi si fanno il bagno in quella brodaglia inquinata, e dicono pure che l&#8217;acqua e calda!&#8221;</em></p>
<p>Gemma è arrabbiata, delusa, afflitta.<br />
<em>&#8220;Quando potevamo, io e i miei amici, soprattutto d&#8217;estate scappavamo con le vespe a Fontane Bianche, lì il mare è bello, ma non è niente a confronto di quello che poteva essere qui se non si distruggeva tutto&#8221;</em>.<br />
Le chiedo <em>“E d&#8217;inverno? Che facevate d&#8217;inverno o quando non potevate spostarvi verso Siracusa?</em>” Lei sorride, beffarda: <em>&#8220;Vieni ti faccio vedere che facevamo, e che continuano a fare i giovani qui&#8221;</em>.</p>
<p>Andiamo verso San Focà, il quartiere operaio per eccellenza, costruito proprio per chi è venuto a lavorare qui negli anni &#8217;50. Tra questi palazzi anonimi e tutti uguali, Gemma mi porta in uno spiazzo asfaltato di cemento con quattro panchine sempre di cemento ai lati ombreggiati da quattro grandi pini marittimi.<br />
<em>&#8220;Ecco questa è la “piazzetta”, non so neanche se ha un nome ufficiale, qui tutti la chiamiamo la “piazzetta”. Il luogo d&#8217;incontro di tutti i giovani priolesi che non possono fuggire. Si stava e si sta qui, a parlare, a bere e a fumare. Ora non vedi nessuno perchè è mattina ed è estate, ma di pomeriggio si riempie di ragazzi e di sera si riempie di drogati. E mi indica un paio di siringhe a terra, sotto gli alberi. Tu sai che Priolo è la centrale di spaccio di tutto il siracusano? Qui in questa piazza dopo una certa ora trovi gente che riesce a venderti ogni tipo di droga: si diceva che le prime pasticche di ecstasy girate in Sicilia venissero da qui. Venivano anche ragazzi da Catania, per comprare pasticche. O ciò che vuoi, dall&#8217;hashish all&#8217;eroina. E io, una idea di questo me la sono fatta: siccome qui si vive male, la gente non trova futuro ha bisogno di evadere con droghe e sostanze sintetiche, di tutti i generi e di tutte le maniere. La droga ti aiuta a non vedere lo schifo di niente che hai intorno. Credimi, Salvo, la mia adolescenza qui è stata una merda. Finiti gli studi classici, col consenso dei miei, sono scappata a Bologna, convinta di rimanere il più lontano possibile da Priolo e dal suo squallore, un po&#8217; come la protagonista di quel film&#8230; Persepolis, sai?&#8221;</em></p>
<p>Mentre torniamo verso il paese, penso a come è brutto vivere in un posto dove non vuoi stare, e con il pensiero perenne di fuggire, da tutto e tutti.<br />
<em>“Ma davvero non torneresti mai?”</em>, le chiedo cercando uno spiraglio potenziale di ottimismo.<br />
<em>&#8220;Mai. Anzi, solo se un giorno il falansterio si spezzerà: da un lato la zona industriale, le fabbriche e dall&#8217;altro un Paese, con una sua identità, una sua cultura, una sua storia. Salvo, praticamente, mai&#8221;.</em></p>
<p><em>“Vedremo”, le dico io, “vedremo”</em>.</p>
<p><strong>Testo di Salvo Messina</strong><br />
<strong> Voce e montaggio di Roberto Sammito</strong></p>
<p>Musiche in Cc:<br />
When the Sun Hits our Souls United in the Name of Peace and Love<a href="http://www.jamendo.com/it/track/72982"> &#8211; Mad Creudo<br />
</a>Private Hurricane &#8211; <a href="http://www.jamendo.com/it/artist/joshwoodward">Josh Woodward</a><br />
Grey Snow &#8211; <a href="http://www.jamendo.com/it/artist/joshwoodward">Josh Woodward</a><br />
The Voices &#8211; <a href="http://www.jamendo.com/it/artist/joshwoodward">Josh Woodward<br />
</a>There is someone waiting for you &#8211; <a href="http://www.jamendo.com/it/artist/Spin_Project">Spin Project</a></p>
<p><a href="http://paesaggipriolesi.wordpress.com/"><strong>Leggi e ascolta le altre storie di Paesaggi Priolesi</strong></a></p>
<br />Filed under: <a href='http://avereventanni.wordpress.com/category/avere-ventanni/'>avere vent'anni</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/avereventanni.wordpress.com/457/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/avereventanni.wordpress.com/457/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/avereventanni.wordpress.com/457/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/avereventanni.wordpress.com/457/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/avereventanni.wordpress.com/457/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/avereventanni.wordpress.com/457/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/avereventanni.wordpress.com/457/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/avereventanni.wordpress.com/457/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/avereventanni.wordpress.com/457/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/avereventanni.wordpress.com/457/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/avereventanni.wordpress.com/457/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/avereventanni.wordpress.com/457/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/avereventanni.wordpress.com/457/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/avereventanni.wordpress.com/457/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=457&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>«Darei tutto per avere quello che voglio»</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Aug 2011 12:37:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Ilaria Ho ventun anni. Sono laureanda in lingue. Ho lavorato alla tesi fino al sei di agosto e questa settimana di cazzeggio mi è sembrata infinita. Mi sembra un mese che non faccio nulla. Eppure non ho un posto; eppure cerco altri ventenni per vedere, per capire se le loro vite sono uguali alla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=448&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6><strong>di Ilaria</strong><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-449" title="" src="http://avereventanni.files.wordpress.com/2011/08/51345_movida-a-milano.jpg?w=490&#038;h=239" alt="" width="490" height="239" /></h6>
<p>Ho ventun anni. Sono laureanda in lingue. Ho lavorato alla tesi fino al sei di agosto e questa settimana di cazzeggio mi è sembrata infinita. Mi sembra un mese che non faccio nulla. Eppure non ho un posto; eppure cerco altri ventenni per vedere, per capire se le loro vite sono uguali alla mia. Vorrei leggere libri che raccontano della nostra generazione senza indugiare sui soliti stereotipi; sto trovando artisti che cantano i miei giorni, ma non ho un posto, non appartengo a nulla e mi manca.</p>
<p>Vorrei sapere come stanno gli altri. Li vedo su Facebook: foto, stati, tutte piccole celebrità del nostro mondo virtuale. Tutti belli, tutti sprecati. Il problema mi sembra proprio questo fondamentalmente: quanto potenziale c’è che rimane assopito o annegato? E mi ci metto dentro anch’io tranquillamente. Ho sempre studiato, mi sono sempre impegnata molto perché nella vita ho sempre avuto il vizio di voler arrivare e la famiglia mi aiuta per quanto può, ma i limiti sono tanti. Quando vedi che a mangiare fuori non si può andare, che la lavatrice e il forno si accendono solo dopo le sette di sera altrimenti la bolletta è troppo cara, quando papà non si può permettere di non fare gli straordinari, quando tua madre rimane china giorni a fare calcoli per far tornare i conti, quando a volte il mercato già ha prezzi troppo cari, quando i libri che divoro si possono prendere solo in biblioteca, quando un dizionario della lingua che studio diventa un regalo di Natale capisci che o ti accontenti o mordi pur di arrivare. E non mi è mai importato molto di disprezzare chi di questo non se n’è accorto perché i soldi li ha o perché può avvalersi delle raccomandazioni. Se ne avessi l’opportunità farei subito cambio. E quelli che conosco, e ho fatto in modo di conoscere apposta, spero che mi aiutino quando ne avrò bisogno.</p>
<p>Perciò tutta l’adolescenza l’ho trascorsa sui libri, ad ottenere buoni voti, ad andare avanti il più in fretta possibile, per poi arrivare a quest’anno a finire gli esami della triennale al 15 giugno ed essere costretta dal relatore a laurearmi a dicembre (se tutto va bene). Nessuna crisi isterica con i miei, nessun capriccio da bambina: piccoli adulti, ecco come si cresce senza Playstation e senza aver mai toccato un Gameboy. E poi con l’università sei grande, sei responsabile ed esci ogni tanto, giusto per mantenere i contatti. Fino a quest’estate. Sono già iscritta alla specialistica, e sono iscritta alla IULM per restare in tema di età di Berlusconi. È cara. Lo so. Ma interpretariato c’è lì o c’è a Trieste o c’è a Bologna. E da fuori sede ammazzerei i miei con le spese. Qui a Milano, almeno, a parte la retta il resto è a posto. Si tirerà un po’ la cinghia, ma si farà. E non nego nemmeno che ci vado volentieri e che spero che essendo in pochi riuscirò ad inserirmi nel mondo del lavoro presto, subito si spera. Non me ne frega niente di Berlusconi, di cosa dice o cosa fa: voglio arrivare. Perciò, siccome so che i prossimi due anni mi dovrò spaccare il culo per farcela, ho deciso che quest’estate me la sarei goduta un po’. Che avrei fatto come i miei amici che non hanno di questi problemi, che a ventiquattro anni sono ancora al primo anno di giurisprudenza perché tanto il papà ha lo studio qui in centro. Sono una compagnia, era la prima volta che potevo permettermi di farne parte. E qualche sera si parlava qui a casa e lo so che mia madre non voleva, ma le è sfuggita una smorfia, una smorfia di disgusto a dire che lei da giovane non “bazzicava al bar a fare l’ubriacona”. Mi sono offesa.</p>
<p>Mi sono sempre comportata bene, perché non posso divertirmi anch’io? Ci sto ancora pensando, ma ha ragione lei. Ci stiamo buttando via. Ci stiamo ammazzando e non vogliamo che nessuno ci tiri fuori: non vogliamo essere salvati per rimanere in questa Italietta da bordello. E le amiche di una vita disapprovano, dietro le loro vite da sante, tanto che all’unica che raccontavo tutto sto mentendo, soprattutto sto tacendo quello che mi succede perché non so come reagirebbe. Eppure cos’è tanto sbagliato? Non sono da sola. Ci ammazziamo, si, ma è l’unica via d’uscita che abbiamo trovato per adesso. Le nostre serate cominciano al bar, poi il secondo, e i drink che sgorgano. Un ragazzo non è nemmeno riuscito a farselo venir duro una sera perché aveva bevuto troppo ed erano solo le dieci. E poi? Poi finiamo in discoteca, a distruggere i privè, ad arrampicarci sugli alberi per scappare alla polizia, a far gare a chi beve di più. E poi? Poi riprendiamo le macchine di mamma e papà e lo sappiamo benissimo di essere ubriachi e di non essere in grado di guidare, e l’ho fatto anch’io, e ci allacciamo la cintura di sicurezza per abitudine e giochiamo alla roulette russa per la strada fino a casa. Il sesso protetto non sappiamo neanche che cos’è. Eppure ci va bene, ci è sempre andata bene. Per adesso. Ed ha ragione mia madre, hanno ragione le mie amiche, avevo ragione anch’io quando disapprovavo. Ci buttiamo via. Ma non è che il nostro unico pensiero è cosa bere.</p>
<p>Personalmente, io sto scappando. Da un futuro che, comunque, non ho. Da un presente che non mi vuole. Diamo fastidio: la movida dev’essere abolita, i giovani bevono e sporcano e pisciano per strada e fanno casino. Basta. E noi cosa dobbiamo fare, dove dobbiamo andare? Anch’io ho pisciato per strada, in centro, ma se di bagni pubblici non ce n’è? Anch’io ho bevuto sui gradini del duomo bottiglie comprate al supermercato, ma se fate chiudere i bar? E in giro presto non ci puoi andare, nemmeno al cinema perché ci sono i ragazzini, i bambini proprio, i bimbi minchia. E non li sopportiamo. E siamo noi a doverci nascondere a dover cambiare strada. E poi conosci i trentenni, che hanno già la loro bella specialistica, che cercano lavoro, che per divertirsi vanno dove gli pare e che magari hanno già una casa loro e ti snobbano, ti dicono che sei ancora troppo piccolo, non ti scopano nemmeno perché hai vent anni.</p>
<p>Quando ho compiuto venutn anni ad aprile mi sono sentita male. Ventuno. Mio padre sposava mia madre che ne aveva ventitré. Ventuno e della mia vita non aveva ancora fatto niente. Se morissi oggi di me non resterebbe niente. Per cosa ho vissuto? Per cosa mi sono sbattuta? E ho pensato anche che sarebbero volati e mi sarei ritrovata a trenta allo stesso punto, ancora a casa di mamma e papà, e poi i quaranta e sempre niente. Ho pianto in silenzio di rabbia. Dovrei avere il mondo ai miei piedi adesso e sono costretta a nascondermi, a vergognarmi dei miei vent anni. Ne ho parlato ai miei: non mi hanno ascoltata. Ne ho parlato alle mie amiche, a quelle che ora non mi parlano più neanche su Facebook: non mi hanno capita. Ne ho parlato ai miei amici, ai ragazzi con cui sto condividendo l’autodistruzione: mi hanno offerto un po’ di compagnia. Un po’ di alcol. Un po’ di sballo. È che stiamo scappando, siamo in fuga. Anche da noi. E sarebbe un bel gesto smettere di fumare, smettere di bere prima che il fegato si distrugga, smettere di guidare prima di ammazzare qualcuno, smettere di scopare solo per sentirsi pieni di qualcosa che non sia paura e risentimento. Sarebbe un bel gesto e lo farò, lo farò ad ottobre, quando cominceranno le lezioni. Ottobre. Se ci arrivo di questo passo.</p>
<p>Non so che generazione siamo, fondamentalmente mi sembra che siamo soli, che non riusciamo a comunicare, ma che abbiamo bisogno di sentirsi qualcuno accanto. Li capisco gli altri, quelli virtuosi, quelli che protestano e radono al suolo le città che li hanno ripudiati: disposti a tutto. Sono disposta a tutto anch’io e le proverò tutte. Non mi vergogno a dire che frequento i bar davanti ai quali vedo parcheggiate auto di lusso, i ragazzi che hanno più soldi, i locali in e che lo faccio solo perché qualcuno mi porti via. Io lo darei in cambio il mio corpo per avere quello che voglio, si trattasse anche solo di oggetti costosi che non ho nemmeno mai potuto guardare in vetrina. È questo che vuol dire essere nati sotto il segno di Berlusconi? Essere tremendamente consumisti, basarsi solo sull’apparenza, non interessarsi ad altro che al successo personale e chissenefrega degli altri, delle persone? Vuol dire scendere in campo per diventare imprenditori di noi stessi? Non lo so.</p>
<h6></h6>
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		<title>Video di fine anno scolastico</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 14:33:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un anno fa ho pubblicato il post Niente cazzeggio siamo studenti, in cui facevo un paragone tra la creatività e la leggerezza di studenti stranieri e italiani. Trecentosessantaquattro giorni dopo c&#8217;è una novità, il secondo lipdub italiano girato da studenti. Dopo gli studenti perugini dell&#8217;Accademia di belle arti è toccato a quelli dell&#8217;Istituto Statale di Istruzione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=429&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un anno fa ho pubblicato il post<strong> <a href="http://avereventanni.wordpress.com/2010/06/16/niente-cazzeggio-siamo-studenti/">Niente cazzeggio siamo studenti</a></strong>, in cui facevo un paragone tra la creatività e la leggerezza di studenti stranieri e italiani. Trecentosessantaquattro giorni dopo c&#8217;è una novità, il secondo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lip_dub">lipdub </a>italiano girato da studenti.<br />
Dopo gli studenti perugini dell&#8217;Accademia di belle arti è toccato a quelli dell&#8217;Istituto Statale di Istruzione Superiore <a href="http://www.isisfermi.it/">Enrico Fermi</a> di Bibbiena, in provincia di Arezzo. Docenti e studenti hanno deciso di festeggiare i cento anni della loro scuola con un video, cantando e ballando sulle note di <em>Maria </em>dei <em>Blondie</em>. Anche il preside ha deciso di partecipare.<br />
Il risultato è un lipdub fatto bene e divertente.</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://avereventanni.wordpress.com/2011/06/17/429/"><img src="http://img.youtube.com/vi/1t_RaxhfpLI/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>Si legge sul <a href="http://www.ilpost.it">Post</a>:<br />
I professori che hanno pensato la cosa – Stefano Del Furia e Michela Franceschi – hanno <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a8c15f25-bbbf-4504-b186-b6524d14421b.html#p=0">spiegato</a> di essersi appunto ispirati ai lip dub realizzati nelle scuole americane. Il video è stato girato da un altro professore, Davide Vasta, che aveva già promosso il primo lip dub girato in una scuola italiana, quello dell’Accademia delle Belle Arti di Perugia. Il preside dell’istituto, Walter Pierotti, <a href="http://www.arezzonotizie.it/dalle-vallate/valtiberina-casentino/61983-gli-studenti-del-fermi-di-bibbiena-spopolano-sul-web">ha raccontato</a> che “i ragazzi si sono incontrati per dodici pomeriggi dopo la scuola, si sono impegnati nella memorizzazione di tutte le battute, sincronizzandosi alla perfezione con la musica per dare vita a questa sorta di play back. Per noi poi è stato importante l’aspetto didattico: gli studenti hanno imparato a lavorare in gruppo, un obiettivo importante da raggiungere”.  [<a href="http://www.ilpost.it/2011/06/17/limpresa-video-della-scuola-di-bibbiena/">Continua a leggere</a>]</p>
<br />Filed under: <a href='http://avereventanni.wordpress.com/category/avere-ventanni/'>avere vent'anni</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/avereventanni.wordpress.com/429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/avereventanni.wordpress.com/429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/avereventanni.wordpress.com/429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/avereventanni.wordpress.com/429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/avereventanni.wordpress.com/429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/avereventanni.wordpress.com/429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/avereventanni.wordpress.com/429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/avereventanni.wordpress.com/429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/avereventanni.wordpress.com/429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/avereventanni.wordpress.com/429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/avereventanni.wordpress.com/429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/avereventanni.wordpress.com/429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/avereventanni.wordpress.com/429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/avereventanni.wordpress.com/429/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=429&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>«Mi sento ricco anche se non arrivo a fine mese»</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 08:25:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[avere vent'anni]]></category>
		<category><![CDATA[Adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[di Renato Avere 20 anni in italia oggi è molto difficile, io ne ho 21, ho trovato questo bolg per caso e mi è venuta voglia di raccontare la mia storia: La priorità nella mia famiglia è sempre stata quella di riuscire ad arrivare a fine mese, dato che non siamo benestanti, abito nella periferia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=416&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Renato</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-420" title="" src="http://avereventanni.files.wordpress.com/2011/06/manipolazione-mediatica.png?w=242&#038;h=300" alt="" width="242" height="300" />Avere 20 anni in italia oggi è molto difficile, io ne ho 21, ho trovato questo bolg per caso e mi è venuta voglia di raccontare la mia storia:<br />
La priorità nella mia famiglia è sempre stata quella di riuscire ad arrivare a fine mese, dato che non siamo benestanti, abito nella periferia di Napoli e mio padre si arrangiava come poteva per non farci mancare l’indispensabile, madarci a scuola e darci da mangiare. Pensavo fosse una cosa normale ma col tempo mi sono reso conto che in realtà questo stile di vita sacrificato economicamente parlando, era molto diverso di quello dei miei insegnanti delle superiori o del vicino affianco… successivamente ho iniziato ad odiare queste persone, erano diverse, vedevo mia madre sgobbare dalla mattina alla sera la cui uscita più frequente era quella per andare dalla zia o dalla nonna e la prof che invece raccontava della sua attiva vita culturale, dei viaggi che aveva compiuto e quant’altro.</p>
<p>Odiavo anche i figli, miei coetanei così demenzialmente spensierati..<br />
Ma la mia salvezza sono stati proprio i miei professori, ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada degli insegnati fantastici che mi hanno aperto all’interesse per la cultura.<br />
Sina da piccolo amavo disegnare, passavo ore con la mia bic e il mio foglio di quaderno a righi a trasferire ciò che vedevo e ciò che sentivo, alle medie i banchi della mia classe avevano enormi raffigurazioni con sotto la mia firma,mi divertivo a disegnare il prof più strano della sezione e via dicendo, fino a quando all’ultimo anno mi consigliarono un istituto professionale di grafica e mi iscrissi.</p>
<p>In questo periodo, uno dei più cupi della mia vita,dal 2 anno in poi mi resi conto della mia condizione sociale, iniziavo a preoccuparmi del futuro a pormi questiti su chi fossi veramente, sul perchè delle differenze tra classi sociali in più ero rimasto senza amici, iniziavo ad appassionarmi alla storia del nostro paese e alla politica.<br />
Ho attraversato questi anni a pensare mentre la mia passione andava man mano scomparendo e con essa anche il senso della mia scelta formativa, pensavo 24 ore su 24, non vivevo a pieno ciò che mi stava intorno, ero arrabbiato con me stesso e con tutto, speravo in un futuro migliore e così tutti i giorni mi alzavo con un senso di speranza. Non ero preoccupato solo per me ma anche per chi mi stava intorno, provavo tristezza perfino di fronte alla vista del lavavetri al semaforo e tutto questo si trasformava in rabbia contro il sistema.<br />
Dal quarto anno in poi sono maturato, ho iniziato a coltivare nuove amicizie, a vivere in maniera più spensierata, ho iniziato a fumare le prime canne e a scopare.</p>
<p>Dopo le superiori e l’inutile tentativo di cercare lavoro con il mio bel diploma di grafico da 85 mi sono iscritto all’università, tempo 5 mesi che lascio tutto, mi ero stancato delle materie scientifiche alla quale non avevo prestato mai particolare interesse, in compenso la mai passione comincia a manifestarsi di nuovo.<br />
Così decido di provare a settembre il test per architettura.<br />
Detto questo tuttora sono ancora disorientato da un imminente senso di autorealizzazione sopratutto economica che mi sono imposto incosciamente nel corso degli anni, vorrei lavorare per crearmi un futuro sereno in parallelo a quello dei miei genitori e ho paura di non riuscire a farlo. So cosa significa tirare a stento e non voglio essere più un peso per la mia famiglia vorrei guadagnarmi la mia libertà individuale e magari sostenerli.</p>
<p>Intanto guardo la televisione, vedo superficialità, egoismo e puttane, vedo al di fuori persone che sono schiavizzate mediaticamente da queste cose, dal vestito firmato,dal gossip e da Berlusconi. In fondo non mi sento tanto sfortunato anzi mi sento al di sopra,mi sento ricco, è una bella sensazione.</p>
<br />Filed under: <a href='http://avereventanni.wordpress.com/category/avere-ventanni/'>avere vent'anni</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/avereventanni.wordpress.com/416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/avereventanni.wordpress.com/416/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/avereventanni.wordpress.com/416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/avereventanni.wordpress.com/416/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/avereventanni.wordpress.com/416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/avereventanni.wordpress.com/416/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/avereventanni.wordpress.com/416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/avereventanni.wordpress.com/416/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/avereventanni.wordpress.com/416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/avereventanni.wordpress.com/416/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/avereventanni.wordpress.com/416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/avereventanni.wordpress.com/416/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/avereventanni.wordpress.com/416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/avereventanni.wordpress.com/416/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=416&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ospiti a tempo indeterminato</title>
		<link>http://avereventanni.wordpress.com/2011/06/06/ospiti-a-tempo-indeterminato/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 08:37:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[avere vent'anni]]></category>
		<category><![CDATA[Accoglienza]]></category>
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		<description><![CDATA[Ascolta l&#8217;intervista a Bashir Pozzallo (Rg) &#8211; Aspettano, non sanno di preciso cosa ma aspettano. Sono i migranti ospitati nel centro di primo soccorso ed assistenza di Pozzallo. Meno noto dei Cie di Manduria o Mineo, il centro, allestito nei locali dell&#8217;ex dogana del porto, da febbraio ospita alcuni dei migranti sbarcati sull&#8217;isola di Lampedusa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=424&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><strong><a href="http://www.ustation.it/contenuti/audio/2011-intervista-ad-un-rifugiato-del-centro-di-accoglienza-di-pozzallo"><img class="size-full wp-image-1084" title="" src="http://ilquaderno.files.wordpress.com/2011/05/rifugiati.jpg?w=490" alt=""   /></a></strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong>Ascolta l&#8217;intervista a Bashir</strong></p>
<span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fwww.ustation.it%2Fmod%2Faudio%2Fmp3.php%3Fid%3D2011.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span>
<p style="text-align:left;"><strong>Pozzallo (Rg)</strong> &#8211; Aspettano, non sanno di preciso cosa ma aspettano. Sono i migranti ospitati nel centro di primo soccorso ed assistenza di Pozzallo. Meno noto dei Cie di Manduria o Mineo, il centro, allestito nei locali dell&#8217;ex dogana del porto, da febbraio ospita alcuni dei migranti sbarcati sull&#8217;isola di Lampedusa e fuggiti dalla guerra in Libia.<br />
Sono liberi di uscire e di passeggiare per il centro della cittadina ragusana, li puoi vedere mentre camminano per strada o seduti su una delle panchine della villa che per ironia della sorte è a due passi da via dei pozzallesi emigrati. Sono quasi tutti giovani in attesa dei documenti e della libertà, al momento si accontentano di essere fuggiti da un paese in guerra ma non smettono per un attimo di pensare ad una nuova vita.</p>
<p>Bashir e Habib sono nigeriani, Nabil viene dal Benin. Li incontro a poche centinaia di metri dal porto mentre camminano verso il centro, li seguo e mi faccio raccontare la loro storia. «<em>Siamo arrivati il 2 maggio da Lampedusa, quando ci hanno trasferiti qui non sapevamo dove ci avrebbero portati</em>», mi dice Bashir. Ammettono di non conoscere il posto, nessuno li ha informati su dove li stavano portando. Nei prossimi giorni potrebbero essere ritrasferiti in altra struttura ma nulla è certo, non hanno certezze nemmeno per quanto riguarda i documenti. Da settimane viaggiano e hanno imparato che dopo ogni approdo c&#8217;è l&#8217;attesa.</p>
<p>«<em>Abbiamo fatto un lunghissimo viaggio, ci siamo imbarcati per l&#8217;Italia perché non avevamo scelta. I problemi della Libia spingono la gente ad attraversare il mare e rischiare la vita per arrivare qui</em>», racconta Nabil. Gli fa eco Bashir che ci svela un particolare che non conoscevo: «<em>Per il viaggio non servono soldi. Ci sono dei buoni samaritani che ti portano per mare perché in Libia non ci sono le condizioni per vivere. C&#8217;è la guerra, molta gente è morta, non è un posto sicuro</em>». Stupito, ripeto la domanda e Bashir mi conferma di non aver pagato nulla per attraversare il canale di Sicilia, poi aggiunge: «<em>A Misurata, vicino casa cadevano bombe da ogni parte, non si può vivere è meglio scappare</em>».</p>
<p><strong><a href="http://ilquaderno.wordpress.com/2011/05/11/ospiti-a-tempo-indeterminato/">Continua a leggere</a></strong></p>
<br />Filed under: <a href='http://avereventanni.wordpress.com/category/avere-ventanni/'>avere vent'anni</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/avereventanni.wordpress.com/424/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/avereventanni.wordpress.com/424/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/avereventanni.wordpress.com/424/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/avereventanni.wordpress.com/424/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/avereventanni.wordpress.com/424/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/avereventanni.wordpress.com/424/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/avereventanni.wordpress.com/424/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/avereventanni.wordpress.com/424/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/avereventanni.wordpress.com/424/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/avereventanni.wordpress.com/424/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/avereventanni.wordpress.com/424/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/avereventanni.wordpress.com/424/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/avereventanni.wordpress.com/424/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/avereventanni.wordpress.com/424/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=424&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Peppino, «furmica senza abbentu» (via Ilquaderno)</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 13:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[avere vent'anni]]></category>

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		<description><![CDATA[Pensate a Peppino Impastato e pensate ad un aggettivo, o ad una parola, che lo descriva. Probabilmente, tra le prime che vi passeranno per la mente ci sarà “eroe”, forse anche “ribelle”, “antimafioso”, “martire”, “testardo”, “coraggioso” e “comunista”. Niente che possa farci pensare alla paura. Peppino avrà mai provato paura? Un eroe non ha paura, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=415&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote cite='http://ilquaderno.wordpress.com/?p=1033' style='overflow:hidden;'><p><a href='http://ilquaderno.wordpress.com/?p=1033' title='Ilquaderno'><img src="http://ilquaderno.files.wordpress.com/2011/04/peppinoimpastato.jpg?w=196&#038;h=100&#038;h=100" width="196" height="100" alt="Peppino, «furmica senza abbentu»" class="align-left thumbnail alignleft left" style="max-width:100%;" /></a> Pensate a Peppino Impastato e pensate ad un aggettivo, o ad una parola, che lo descriva. Probabilmente, tra le prime che vi passeranno per la mente ci sarà “eroe”, forse anche “ribelle”, “antimafioso”, “martire”, “testardo”, “coraggioso” e “comunista”. Niente che possa farci pensare alla paura. Peppino avrà mai provato paura? Un eroe non ha paura, almeno nei film americani. «Mi caratterizzava sempre più una grande paura di tutto e di tutti e al t &#8230; <a href='http://ilquaderno.wordpress.com/?p=1033' title='Ilquaderno'>Read More</a></p>
</blockquote>
<p><small>via <a href='http://ilquaderno.wordpress.com/?p=1033' title='Ilquaderno'>Ilquaderno</a></small></p>
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			<media:title type="html">Peppino, «furmica senza abbentu»</media:title>
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		<title>Arrivederci matricola, ciao</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 14:54:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbracci, occhi lucidi e raccomandazioni. L’autobus va via lento, i genitori a terra salutano i figli che per la prima volta partono per l’università. In molti casi li rivedranno fra meno di una settimana, in tutti i casi sanno che non stanno salutando i figli solo per un breve periodo, ma per qualcosa che non riescono a spiegare, ma sentono cambierà le cose profondamente.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=408&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilquaderno.files.wordpress.com/2010/11/3438712893_bab8a376291.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-519" title="arrivederci matricola" src="http://ilquaderno.files.wordpress.com/2010/11/3438712893_bab8a376291.jpg?w=300&#038;h=217" alt="" width="300" height="217" /></a>«<em>Chiamami appena arrivi</em>».<br />
«<em>Mi raccomando, stai attenta</em>».</p>
<p>Abbracci, occhi lucidi e raccomandazioni. L’autobus va via lento, i genitori a terra salutano i figli che per la prima volta partono per l’università. In molti casi li rivedranno fra meno di una settimana, in tutti i casi sanno che non stanno salutando i figli solo per un breve periodo, ma per qualcosa che non riescono a spiegare, ma sentono cambierà le cose profondamente.</p>
<p>Le matricole sono un concentrato di speranze, attese e timori. Dentro l’autobus nessuno sta zitto, si sentono tantissime frasi. Se venissero scritte, invece che pronunciate, terminerebbero tutte con punti interrogativi.</p>
<p>«<em>Tu dove hai preso casa?</em>»<br />
«<em>Che autobus prendi per arrivarci</em>?»<br />
«<em>Ma le aule di biologia sono tutte alla cittadella?</em>»</p>
<p>Quelli che matricole non lo sono più da tempo li riconosci subito, hanno gli auricolari alle orecchie, qualcuno un libro aperto, e l’aria di chi spera di potersi addormentare per far si che il viaggio scorra più velocemente. Ma ad ottobre sugli autobus che portano gli studenti a Catania non si può dormire. Gli <em>universitari adulti</em> devono rispondere a quei punti interrogativi che si moltiplicano chilometro dopo chilometro. Allora si inizia con i consigli quando si è ancora in provincia di Ragusa e si finisce con le previsioni mentre si scorgono le luci dell’aeroporto di Catania. Gli argomenti sono sempre gli stessi, dalle lezioni agli autobus per spostarsi in città. Dalle serate universitarie ai racconti di furti, scippi e <em>fermi</em>.</p>
<p>Ogni anno, durante le prime domeniche di ottobre, autobus pieni di matricole partono da Scicli o Modica o Chiaramonte e vanno verso Catania. Non trasportano solo studenti ma speranze, sogni e attese. I genitori rimangono alla fermata e con gli occhi lucidi salutano i figli che vanno a prendersi il futuro. Sperando che prima o poi tornino a casa, e non solo per un fine settimana.</p>
<br />Filed under: <a href='http://avereventanni.wordpress.com/category/avere-ventanni/'>avere vent'anni</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/avereventanni.wordpress.com/408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/avereventanni.wordpress.com/408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/avereventanni.wordpress.com/408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/avereventanni.wordpress.com/408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/avereventanni.wordpress.com/408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/avereventanni.wordpress.com/408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/avereventanni.wordpress.com/408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/avereventanni.wordpress.com/408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/avereventanni.wordpress.com/408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/avereventanni.wordpress.com/408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/avereventanni.wordpress.com/408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/avereventanni.wordpress.com/408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/avereventanni.wordpress.com/408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/avereventanni.wordpress.com/408/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=408&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Roberto</media:title>
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			<media:title type="html">arrivederci matricola</media:title>
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		<title>Generazione dottorandi</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 14:54:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Dottorandi]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Norman Zarcone]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>

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		<description><![CDATA[La triste vicenda di Norman Zarcone, dottorando della facoltà di Lettere di Palermo che si è suicidato gettandosi dal settimo piano della sua facoltà, ci obbliga a porci qualche domanda. Soprattutto in relazione alle parole del padre che ha affermato che il figlio sarebbe vittima di un sistema che uccide la speranza e limita le prospettive future, un mondo in cui sono i giovani a perderci. È lecito quindi chiedersi quali sono le aspettative dei giovani dottorandi dell’ateneo di Catania e se si avverte un vuoto dovuto all’incertezza sul futuro.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=411&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<div>Post lauream /Viaggio tra gli studenti di dottorato di ricerca a Catania, dopo la tragedia del suicidio di Norman Zarcone a Palermo. Speranze, determinazione, consapevolezza, ma anche critiche al sistema. Le opinioni dei professori Gallo e Cantone.</div>
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<p><a href="http://ilquaderno.files.wordpress.com/2010/10/ricercatore.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-448" title="Dottorando" src="http://ilquaderno.files.wordpress.com/2010/10/ricercatore.jpg?w=490" alt=""   /></a>La triste vicenda di Norman Zarcone, dottorando della facoltà di Lettere di Palermo che si è suicidato gettandosi dal settimo piano della sua facoltà, ci obbliga a porci qualche domanda. Soprattutto in relazione alle parole del padre che ha affermato che il figlio sarebbe vittima di un sistema che uccide la speranza e limita le prospettive future, un mondo in cui sono i giovani a perderci. È lecito quindi chiedersi quali sono le aspettative dei giovani dottorandi dell’ateneo di Catania e se si avverte un vuoto dovuto all’incertezza sul futuro.</p>
<p>Gran parte dei dottorandi sono giovani, e affrontano questo percorso di specializzazione in maniera diversa l’uno dall&#8217;altro. Daniele Cianciolo è al terzo anno del dottorato in ingegneria dei trasporti e si dice felice del suo percorso di ricerca. «Ho deciso di fare il dottorato perché affascinato dalla possibilità di fare ricerca. Sono estremamente soddisfatto sia sul piano lavorativo che personale. È importante trovarsi bene con il tutor e con i colleghi, io ho avuto questa fortuna». La sua esperienza non può che giudicarsi positiva, e riguardo al futuro il suo ottimismo non si esaurisce: «non so cosa farò alla fine del dottorato, mi piacerebbe continuare a fare ricerca all&#8217;università magari con una borsa post dottorato ma non è detto che non decida di prendere in considerazione altre proposte se ne dovessero arrivare. Le possibilità ci sono, anche se potrebbe essere necessario spostarsi». Se l’esperienza personale non può che ritenersi soddisfacente non manca di certo qualche appunto da fare al sistema. «In molti dipartimenti si può fare buona ricerca in altri meno. Ovviamente anche noi avvertiamo la crisi del sistema universitario e se i fondi per la ricerca sono pochi siamo i primi ad essere penalizzati e in questo caso non sempre dipende dall’ateneo ma dall’intero sistema universitario», conclude Daniele.</p>
<p>Più critico è un dottorando di ingegneria idraulica, Antonio Castano, che frequenta un dottorato internazionale studiando a Catania e Lione. «La mancanza di risorse adeguate ci penalizza non poco, spesso è difficile partecipare anche ai convegni. La ricerca risente molto della mancanza di fondi. Aldilà di queste difficoltà sono molto contento del contesto in cui studio». Antonio apprezza la vivacità del mondo universitario e anche se non ha ancora chiaro cosa farà a conclusione di questo ciclo non perde la speranza. «Non sono interessato alla carriera accademica e so che spesso l’alta specializzazione che deriva dal dottorato può essere d’ostacolo per l’ingresso nel mondo del lavoro, ma questo non mi preoccupa so che troverò la mia strada». Antonio prova anche a dare un consiglio per migliorare questi percorsi di ricerca: «Credo si debba puntare sempre più sulla formazione all’estero e aumentare le borse. Fare il dottorato senza borsa è difficile, non si riceve nulla e si pagano pure le tasse».</p>
<p>Decisamente meno contento è un dottorando che preferisce rimanere anonimo. «Questa è una &#8220;carriera&#8221; priva di grandi prospettive che ho scelto più per motivi di opportunismo che per altro. Stavo studiando per altri motivi le materie oggetto del dottorato, ho deciso di provarci ed è andata bene. Il mio compito è quello di preparare una tesi triennale, su cui si fonda la mia attività di &#8220;ricerca&#8221;, ma a volte mi trovo a svolgere attività che non rientrerebbero nelle nostre mansioni». Insomma, un dottorando quasi per caso e non molto convinto. «Non credo continuerò a percorrere questa strada dopo il dottorato. Non guardo al futuro da professore, adesso penso solo che ho iniziato un percorso e voglio portarlo al termine».</p>
<p>Come era prevedibile le esperienze dei dottorandi sono di diverso tenore e vista la giovane età non possono avere un quadro generale della situazione d’ateneo, quadro che però ci può aiutare a dipingere qualche professore. «È un periodo difficile per tutti i giovani, non solo per i dottorandi» precisa subito il professor Giovanni Gallo che incontriamo insieme al professor Domenico Cantone, entrambi sono coordinatori di dottorato alla facoltà di Informatica. «Il dottorato non viene coronato solo con l’insegnamento, al momento l’università non ha le risorse per assorbire tutti i dottorandi e per questo cerchiamo di dare una formazione che possa essere spendibile anche nel mondo del lavoro. Il nostro settore offre buone possibilità di occupazione, anche se spesso bisogna spostarsi», ci racconta il professor Cantone. I due prima di diventare docenti sono stati dottorandi all’estero e lì hanno fatto loro alcune <em>best practices</em> che sono alla base del loro lavoro. «Noi diamo massima libertà allo studente. È lui a scegliersi il tutor liberamente in base al campo di interesse, o perché ci ha già lavorato. Non ci preoccupiamo nemmeno se scelgono docenti fuori dal nostro collegio. Per noi rimane importante il progetto e la ricerca», aggiunge Cantone.</p>
<p>La libertà agli studenti e la meritocrazia che per i due docenti è alla base permettono di trovare un buon equilibrio all’interno del loro gruppo di lavoro ma non manca qualche elemento che lascia i professori con l’amaro in bocca. «Molti li perdiamo, vanno studiare all’estero e poi non tornano, così la nostra formazione va a beneficio di altri», dice a malincuore il professor Gallo.<br />
Dalle loro parole si capisce che la situazione italiana non è rosea e che la fuga all’estero è un trend in crescita da circa cinque anni. «All’estero situazione è totalmente diversa, si trovano ottime posizioni con buone retribuzioni -aggiunge Cantone- per noi è un po’ frustrante perdere validi giovani, se tornano siamo molto contenti. Noi stessi siamo contenti di essere tornati».</p>
<p>La mobilità tra gli studenti potrebbe essere vista come un segnale di vivacità ma se molti studenti catanesi decidono di andare all’estero, molto pochi sono quelli che scelgono di studiare a Catania. «Il sistema così non va, mancano le risorse economiche per trattenere le migliori risorse umane. Per migliorare la situazione sono necessari altri fondi e una migliore gestione di quelli attuali. In più il mercato della formazione deve guardare di più al mondo del lavoro, per capire il bisogno di formazione del territorio. L’università deve essere autonoma ma non isolata, deve guardarsi intorno», afferma Gallo.</p>
<p>Ai due docenti chiediamo se queste difficoltà e l’incertezza del futuro possano essere causa di problemi emotivi per alcuni dottorandi e se credono che i docenti possano fare qualcosa per loro. «Noi ci occupiamo di scienze sperimentali e siamo costretti a lavorare insieme con gli studenti, se uno sta male, per qualsiasi motivo, te ne accorgi e allora provi a fare qualcosa. Mi sembra il minimo» dice Gallo. In altri ambiti però il tutor e il ragazzo si vedono meno e lì diventa più difficile capire se ci sono momenti di scoramento. «A me è capitato di avere tra i dottorandi un ragazzo depresso. Era una persona molto intelligente e aveva vinto una borsa per studiare all’estero, lo sapevo fragile e ci sentivamo spesso. Capì che viveva uno stato di disagio, credo pensasse al suicidio, per questo contattai la famiglia. Insieme ai genitori e ai tutor dell’università in cui studiava siamo riusciti ad aiutarlo a superare quel periodo difficile», conclude Cantone. Un lieto fine che purtroppo a Catania non c’è stato.</p>
<p><strong>Dottorati a Catania, alcuni numeri<br />
</strong>Il dottorato di ricerca è un titolo accademico post-laurea, l’accesso è regolato da un bando di concorso a cui possono partecipare gli studenti in possesso di una laurea specialistica. Quasi tutti i dottorati hanno durata triennale e danno la possibilità di svolgere la metà di questo percorso di ricerca all’estero. Una parte degli ammessi può godere di una borsa di studio di circa diecimila euro l’anno che aumenta in casi di soggiorno all’estero. Attualmente presso l’ateneo di Catania sono attivi 116 dottorati per il XXV ciclo a cui si aggiungono i 104 e i 102 dottorati del XXIV e XXIII ciclo.</p>
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		<title>L&#8217;altra velocità</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 19:58:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da Catania a Scicli in treno. Un viaggio di oltre tre ore, su una littorina che attraversa tutto il sud-est siciliano costeggiando il mare e immergendosi nella campagna. Un viaggio lento, gradevole per i turisti, impossibile per i pendolari<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=398&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Alberto Conti, Ita Vasta e Roberto Sammito. <a href="http://step1.it/index.php?id=6539-l-altra-velocita"><strong>Pubblicato su Step1</strong></a></p>
<p>Da Catania a Scicli in treno. Un viaggio di oltre tre ore, su una littorina che attraversa tutto il sud-est siciliano costeggiando il mare e immergendosi nella campagna. Un viaggio lento, gradevole per i turisti, impossibile per i pendolari<br />
<!--YouTube Error: bad URL entered--> Puoi votare il video su Ustation. <a href="http://www.ustation.it"><strong>Registrati</strong></a><strong> </strong>e <a href="http://www.ustation.it/contenuti/video/2926"><strong>vota</strong></a></p>
<p>Partire.<br />
Partire da Catania per raggiungere Ragusa o Scicli, che tutta Italia un po’ conosce e confonde con la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vigata" target="_blank"><strong>Vigata</strong></a><strong> </strong>nata dalla penna di Andrea Camilleri.<br />
In mezzo, oltre tre ore di viaggio per 170 chilometri, una coincidenza a Siracusa, l’attesa di un treno che, con estrema lentezza, immerso nella bellezza del territorio, ti conduce a destinazione.<br />
Niente a che vedere con l’alta velocità pubblicizzata nei mesi scorsi, nessuna <a href="http://www.trenitalia.com/cms/v/index.jsp?vgnextoid=cbe209296b85a110VgnVCM10000080a3e90aRCRD" target="_blank"><strong>freccia rossa</strong></a>, nessuno spot per le ferrovie della linea sud della Sicilia orientale. C’è da far fronte ai tagli, agli interessi, alle possibilità e anche alla storia.</p>
<p>Come quella della stazione ferroviaria del capoluogo ibleo che viene inaugurata nel 1893, ma che vede arrivare il primo treno a Ragusa con &#8220;tre anni di ritardo&#8221;, per via delle difficoltà presentate dalla conformazione geografica del territorio durante i lavori di costruzione.</p>
<p>Eppure la stazione cresce: ingrandita negli anni e dotata di un ampio scalo merci, è persino punto di partenza di una tratta destinata a Roma Termini. La si potrebbe certo considerare una grossa opportunità per lo sviluppo economico della Sicilia sud orientale, ma l’Oriente che sa sfruttare le proprie risorse non è, per definizione, quello che si configura nel sud-est siciliano. Così le corse verso la capitale si concluderanno nel novembre 1988 e l&#8217;ampio scalo merci verrà chiuso dieci anni più tardi. La linea sarà riservata a collegamenti regionali e &#8211; per arrivare ai giorni nostri &#8211; si apprende che, dal marzo di quest’anno, le corse previste nei giorni festivi e domenicali sono state soppresse, così come il collegamento coi treni diretti a Siracusa e Gela. Quella Gela che, tra l’altro, vede la sua stazione prossima all’abbandono secondo l&#8217;opera di progressiva dismissione messa in atto dai vertici di Trenitalia.</p>
<p>Una storia dall’epilogo nefasto, questa, che si riversa sui pendolari, unici fruitori di una proposta ferroviaria sempre meno valida e conveniente. In questo stato il treno non regge il confronto con i collegamenti in autobus -più veloci e spesso più economici- che da e per la provincia di Ragusa sono dominati dall’Ast, unica compagnia di autotrasporto a servire l’area iblea.</p>
<p>Sulle ferrovie, però, i vertici politici delle tre province siciliane vogliono l’ultima parola. Il 9 giugno del 2010, gli onorevoli Nicola Bono, Franco Antoci e Giuseppe Federico &#8211; rispettivamente i tre presidenti delle province di Siracusa, Ragusa e Caltanissetta  -, supportati dai sindacati, si sono riuniti per discutere il rilancio del trasporto su binari, con la proposta del passaggio ad una gestione diretta del servizio dal parte della Regione Sicilia; a Trenitalia toccherebbe, tra gli altri, il compito di garantire la disponibilità dei mezzi e la riattivazione di tratte come, appunto, la Siracusa-Ragusa-Gela, mentre il governo regionale contribuirebbe con uno stanziamento da 117 milioni di euro l’anno. Come il più svogliato degli scolari, l’incontro è rimandato a settembre.</p>
<p>Il viaggio di Trenitalia sul versante “tagli”, però, non si arresta: è del maggio scorso la notizia che duri provvedimenti interesseranno i convogli regionali che collegano il capoluogo aretuseo e quello ibleo con Modica. Pronta la risposta della Cisl: capeggiate dai due segretari generali delle UST di Siracusa e Ragusa, Paolo Sanzaro e Giovanni Avola, le delegazioni composte da oltre duecento tra dirigenti, lavoratori e pensionati, si sono ritrovate alla stazione di Noto. La città di mezzo, capitale del barocco e culla di quel patrimonio riconosciuto dall’Unesco, ha riunito Siracusa e Ragusa, almeno per un giorno. Pare che, alla base della decisione, ci sia il limite di disponibilità delle automotrici adatte alla linea ferrata in questione. Senza considerare, poi, la reale condizione di questa linea, obsoleta e ancora priva di elettrificazione, talmente insicura da richiedere una velocità di percorrenza che non superi i 60 chilometri orari.</p>
<p>C’è chi, tuttavia, in barba alla lentezza, ai ritardi, ai disagi, fa sentire la propria voce rivendicando la bellezza del territorio e l’importanza anche estetica della presenza di questa tratta in particolare: il prezzemolino fra i social network, l’ormai sempre più presente Facebook, accoglie, tra i suoi gruppi, uno intitolato proprio a questa tormentata storia: “<a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=102528326587" target="_blank"><strong>Riprendiamoci la ferrovia in provincia di Ragusa</strong></a>”, recita l’intestazione e chiedono gli oltre 1.200 iscritti.</p>
<p>Un gruppo che – parola del suo fondatore, Antonio Chessari – «<em>nasce dalla volontà di sensibilizzare tutti gli abitanti della provincia di Ragusa su questo tema (la ferrovia), che ormai è diventato fondamentale sia per la sopravvivenza che per lo sviluppo economico e culturale della nostra provincia. Dobbiamo cominciare a fare proposte concrete per riappropriarci di un servizio di cui tutti abbiamo diritto</em>».</p>
<p>La speranza si mantiene, le domande pure. I rappresentanti della Cisl chiedono che fine abbiano fatto i tanto pubblicizzati veicoli “Minuetto”, che avrebbero dovuto sostituire le vecchie motrici “aln668”. Non arriva risposta, solo silenzio. «<em>Trenitalia ha fatto molta pubblicità a questo mezzo, facendocelo quasi toccare con le mani, ma ora sembrano spariti nel nulla, o peggio sono stati trasferiti in altre regioni o su altre tratte dell’Isola</em>», dicono Avola e Sanzaro.</p>
<p>Insieme ai “Minuetto” era sparito anche il “<a href="http://treno-barocco.blogspot.com/"><strong>Treno Barocco</strong></a>” che però è tornato a correre sui binari da Siracusa a Ragusa. I già citati presidenti delle province di Siracusa e Ragusa e diversi sindaci e assessori, si sono riuniti a Noto per riconfermare il servizio di collegamento a scopo turistico culturale dei centri principali barocchi del Val di Noto. Trenitalia ha immediatamente dato la sua disponibilità a ripristinare il servizio a pagamento e a condizione che venissero confermati, nei centri interessati, i servizi ai turisti, in particolare il pullman e le guide turistiche con l&#8217;avvio del servizio previsto per domenica 8 agosto. Una bella soddisfazione per chi non ha perso la voglia di alimentare, con discussioni, proposte e determinazione, la forza delle proprie esigenze.</p>
<p>Ma il viaggio della linea ferroviaria sud orientale della Sicilia è ancora lungo e si porterà avanti pigramente tra clamori e silenzi fino a destinazione. Di quale destinazione si tratti non ci è dato sapere, ma resta ancora, magari, proprio attraversando quelle meraviglie paesaggistiche che si stendono tra terra e mare, la speranza di contraddire il Conte cantautore piemontese, vedendo che quel “treno dei desideri” ha finalmente preso la direzione giusta.</p>
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		<title>Niente cazzeggio siamo studenti</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 20:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Università]]></category>

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		<description><![CDATA[Navigando su Youtube si trovano tantissimi video divertenti ideati da studenti stranieri, molto meno da studenti italiani. Una delle tendenze di maggior successo in questo campo è legata al Lip dub un particolare forma video musicale che si sviluppa a partire da un noto successo musicale che viene ricantato mentre numerose persone creano una particolare coreografia. I lip dub si caratterizzano per essere spontanei, autentici, coinvolgenti e divertenti.
<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=avereventanni.wordpress.com&amp;blog=10743940&amp;post=382&amp;subd=avereventanni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em><strong>Roberto</strong></em></p>
<p><a href="http://avereventanni.files.wordpress.com/2010/06/testa_sul_muro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-390" title="testa_sul_muro" src="http://avereventanni.files.wordpress.com/2010/06/testa_sul_muro.jpg?w=200&#038;h=300" alt="" width="200" height="300" /></a>Gli studenti universitari italiani sono depressi.<br />
Sarà che negli ultimi anni sono stati troppo impegnati a manifestare. Da tempo ormai il mondo dell&#8217;università è attraversato dalle proteste,  prima contro le disastrose riforme universitarie del ministro Moratti e dopo contro quelle, anche peggiori, del ministro Gelmini.  Sarà un caso o no, il dato certo è che l&#8217;ironia e il divertimento non sono prerogative dei nostri atenei. Non reggiamo il confronto con gli studenti di altri paesi, almeno, a giudicare da quanto si trova su Internet.</p>
<p>Navigando su Youtube si trovano tantissimi video divertenti ideati da studenti stranieri, molto meno da studenti italiani. Una delle tendenze di maggior successo in questo campo è legata al <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lip_dub">Lip dub</a>, un particolare forma video musicale che si sviluppa a partire da un noto successo musicale che viene ricantato mentre numerose persone creano una particolare coreografia. I lip dub si caratterizzano per essere spontanei, autentici, coinvolgenti e divertenti.</p>
<p>Cercando su Youtube si trovano decine e decine di Lip dub. Gli studenti americani sono tra i primi ad aver prodotto dei video, tra questi un Lip dub del dicembre 2009. Oltre 120 studenti dell&#8217;università di Boston hanno cantato e girato un video sulle note di<em> I Want You Back</em> <em>and ABC </em>degli <em>Jackson 5&#8242;s</em> che conta oltre 230mila visualizzazioni.<br />
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://avereventanni.wordpress.com/2010/06/16/niente-cazzeggio-siamo-studenti/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Mw6I51UE1W8/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Se gli studenti americani hanno prodotto più lip dub dei colleghi di altre nazioni, sono i canadesi a vantare il numero più alto di visualizzazioni per un video. Oltre sei milioni di click per il video girato da 172 studenti di Montreal che hanno scelto, intelligentemente,<em> I gotta a feeling</em> dei <em>Black eyed peas</em>.<br />
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://avereventanni.wordpress.com/2010/06/16/niente-cazzeggio-siamo-studenti/"><img src="http://img.youtube.com/vi/-zcOFN_VBVo/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>E se di video da record parliamo non possiamo non citare anche un lip dub che conta il numero maggiore di partecipanti. Oltre mille e duecento persone impegnate nella realizzazione del video degli studenti di comunicazione audiovisuale di Barcellona. Grandi numeri per la Spagna da questo punto di vista, piccoli numeri se consideriamo le visualizzazioni. Solo settantuno mila visualizzazioni. C&#8217;è da dire che questo video è più recente di molti altri, di conseguenza ha bisogno di un po&#8217; di tempo per essere conosciuto e visto.<br />
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://avereventanni.wordpress.com/2010/06/16/niente-cazzeggio-siamo-studenti/"><img src="http://img.youtube.com/vi/V1ZqSyqORX4/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Gli studenti italiani non possono competere con questi numeri. Solo due lip dub &#8220;made in Italy&#8221; si trovano su youtube, e solo uno dei due è stato prodotto da studenti. Hanno scelto <em>Bohemian like you</em> dei <em>Dandy Warhols</em> i ragazzi dell&#8217;accademia di belle arti di Perugia, e sono gli unici italiani presenti in questa particolare rassegna. Se non possiamo competere sul numero dei video prodotti non possiamo nemmeno gareggiare per numero di visualizzazioni, poco più di seimila.<br />
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://avereventanni.wordpress.com/2010/06/16/niente-cazzeggio-siamo-studenti/"><img src="http://img.youtube.com/vi/p8hWlJ0tumU/2.jpg" alt="" /></a></span><br />
Niente cazzeggio siamo depressi, mi viene da dire. Forse gli studenti italiani hanno altri pensieri, forse si prendono troppo sul serio o pensano solo a studiare. Di sicuro si divertono poco. Non credo vedremo presto cantare e ballare un successo pop come fanno questi studenti dell&#8217;università dell&#8217;Oregon.<br />
<!--YouTube Error: bad URL entered--></p>
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